Ogni Redentorista è,
in Cristo, Chiesa
Ogni monaca fa Chiesa. Questo è il
suo aspetto principale, fare in modo che la sua comunità
sia Chiesa. Questa è la prima sua trasformazione in
Cristo. Di qui la priorità assoluta della carità
fraterna e quindi della abnegazione senza della quale è
impossibile vincere le insidie quotidiane, che tentano di
rompere la vita comunitaria. Il nutrimento essenziale di questa
comunione-comunità della redentorista è l’Eucaristia
e, più ampiamente, la liturgia che è sempre
protesa verso il Pane eucaristico, nutrendosi della Parola
di Dio, proclamata liturgicamente.
Per tutto questo madre Celeste, sentiva dirsi dal Signore:
«Questo è lo spirito del tuo Istituto:
la viva memoria e l’imitazione mia, come se io vivessi
tra voi. La vostra vita consiste nel fare l’ufficio
di Maddalena nella santa contemplazione. Beate saranno quelle
religiose che praticheranno con amorosa vigilanza, in ogni
tempo assegnato, la mia memoria. Le mie opere e la mia vita
saranno la loro dimora. …
Ora dunque io ti comando, o figlia, di scrivere di me, affinché
ognuno veda ciò che ricevesti di lume, di grazia e
di bene da questa fonte. E sappia ognuno che da questa insegna
o sigillo io conoscerò i figli miei di questo Istituto:
se hanno bene praticato i detti esercizi e le mie memorie”.
«Esercizi e memorie
mie». Sono termini
carichi di sapienza contemplativa. La «memoria»
senza «esercizi» è vuota; è ridotta
a semplice ricordo, non piace a Gesù e non edifica
la comunità come «casa di Gesù»
in coloro che entrano in una casa religiosa di redentoriste.
«Non tutti quelli che dicono: Signore, Signore, entreranno
nel regno dei cieli» (Mt 7,21).
La loro casa non sarà «memoria viva» del
regno dei cieli, della «chiesa vera».
Secondo madre Celeste, anche gli «esercizi» senza
«memoria», che non sono «viva memoria»,
sono infecondi. Spesso sono pura tecnica, che rendono pesante
la vita individuale e la vita di comunità. Madre Celeste,
favorita da Dio, aprì in Cristo una strada di vera
mistica e ascetica. Propose una via che, in piena simbiosi
sacramentale con Cristo, animata, interpretata, attualizzata
dallo Spirito Santo. Era lo Spirito di Dio, inviato con umile
preghiera, che faceva fare gli «esercizi», anche
quotidiani, e le «opere» che esprimevano la suora
come «memoria sostanziale» del Cristo e in Cristo.
Opere che approfondivano e diffondevano, sia ecclesialmente
che comunitariamente, la «memoria».
Cristo è la “Virtù” di tutte
le virtù. In questa
“cristologia”
così profonda le “opere” di Gesù
non sono semplice attualizzazione delle “virtù”:
hanno consistenza ontologica, storico e salvifica, prima di
essere attuazione di virtù come abiti virtuosi. Dice
la madre:
“In quest’arca cristallina vi
sono quei lavori finissimi indorati dal medesimo sole, che
sono tutte le opere della sua vita, ammirabile in ogni genere
di virtù in ogni sua benché minima azione”.
Queste sue opere sono storicamente la nostra Virtù
salvifica e quindi moralmente le nostre virtù. Si legga
la lettera agli Efesini dove è detto:
“Noi
siamo stati creati in Cristo Gesù, protesi verso le
opere buone, quelle che Dio ha preparato, perché noi
camminiamo in esse” (Ef 2, 10).
Ebbene le Regole che madre Celeste diede alle sue figlie
non fanno altro che indicare le “opere” del Cristo:
le ha descritte in nove aspetti più caratteristici,
perché le sue monache, in simbiosi con Cristo, camminassero
in esse. Ricalcando le “pedate” del Cristo, si
dice spesso negli antichi documenti. Ma ricalcarle non per
via di schemi esterni da copiare, ma per simbiosi con il Cristo,
in modo che le suore siano “memoria viva” per
la loro comunione sostanziale con l’umanità del
Cristo e quindi le “opere” siano espressione di
questa memoria:
“imitazione dalla memoria per
la memoria del Redentore”
La Comunità memoria
Viva del Cristo
La comunità religiosa intesa dalla Crostarosa è
unione e carità fraterna nel Cristo Salvatore, che
lo rende presente, lo ricorda e lo irradia nella chiesa e
nel mondo. Non è un luogo chiuso e separato per una
contemplazione e una perfezione bisognose di « sicurezza
» dal mondo, ma luogo nel quale la salvezza è
presente in maniera tale da traboccare, irradiarsi, diffondersi
negli altri. Perciò il suo porsi nella chiesa e nel
mondo sarà lo stesso del Salvatore.
Riprendendo una parola cara a suor Celeste la comunità
non è altro che “bellezza” chiara e trasparente,
pura e semplice del Cristo Redentore, che suscita negli altri
amore-salvezza. Il rapporto memoriale della comunità
del SS. Salvatore con la chiesa e il mondo è analogo
a quello che, nel suo interno, viene a stabilirsi tra le consorelle:
una memoria che è un irradiarsi dinamico e efficace
del Salvatore.
Perché la proposta crostarosiana possa svelarci la
sua ricchezza, è necessario non dimenticare mai il
rapporto tra il Cristo Redentore ed il credente, cuore, vita,
Spirito del Cristo diventano vive anche nel credente.
Occorre, infine, non dimenticare la costante affermazione
della indispensabilità dell’umanità del
Salvatore: in essa è per noi tutta la ricchezza divina;
in essa ci apriamo, guardiamo e siamo irradiati dal «
Sole divino »; in essa, divenuti una sola cosa nell’Amore,
siamo amati dal Padre. Siamo veramente in quel clima, che
oggi chiamiamo sacramentale. La « imitazione »
per la « memoria » ci fa diventare membri di questa
umanità.
Tutte queste prospettive ci sembrano riassunte nel fatto che
il pensiero e la vita della Crostarosa tendano e sfocino nel
diventare Eucaristia » in Cristo-eucaristia. Eucaristia
per lei è il sacrificarsi sempre attuale del Cristo,
la comunione sostanziale, la glorificazione, l'apertura all’eternità.
La memoria vivente centro della sua proposta spirituale, è
strutturata secondo le prospettive proprie della memoria eucaristica.